Montalbano Elicona: fascino medievale e naturale

Montalbano Elicona: fascino medievale e naturale

In provincia di Messina, Montalbano Elicona è uno dei piccoli borghi siciliani più visitati: con una popolazione di 2400 abitanti, rimane una località poco turisticizzata e ammirata soprattutto per il fascino medievale che trapela dal folto reticolato di viuzze strette e ripide.

L’origine del nome e storia

Le origini del nome sono controverse, e da sempre gli studiosi si interrogano sulla nascita dell’attuale denominazione di Montalbano. Inizialmente si credeva che il toponimo derivasse dal latino “mons albus”, riferito alle montagne circostanti, che d’inverno apparivano ricoperte di neve. Successivamente, invece, si pensò che la derivazione fosse araba, e che volesse indicare un al-bana, ovvero un luogo eccellente, ameno, incontaminato.
Secondo ricostruzioni più recenti, invece, la denominazione di “Montalbano” deve essere ricondotta a Sestio Nono Albano, noto latifondista romano, considerato anticamente l’eroe della città. Il nome che accompagna Montalbano, ovvero Elicona, discende invece dall’omonimo fiume.

Secondo alcune ricostruzioni, passarono da Montalbano bizantini, arabi e normanni, ma i primi cambiamenti radicali nella struttura della città sono attribuibili a Federico II di Svevia. Sembra infatti che l’imperatore abbia donato la rocca di Montalbano alla moglie Costanza nel 1211, salvo poi distruggere il borgo nel 1233, dopo la ribellione dei suoi abitanti. Tuttavia Federico, comprendendo l’importanza tattica di Montalbano, decide di ricostruire la rocca e le fortificazioni necessarie, in modo da mantenere un solido punto d’appoggio in caso di pericolo. Sarà poi Federico II d’Aragona, all’inizio del ‘300, a completare la fortificazione della rocca.

Cosa vedere e mangiare a Montalbano Elicona

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Castello Svevo – Montalbano Elicona

A dominare la cittadina è ancora oggi il Castello medievale, con elementi di derivazione normanna, sveva ed aragonese, che mantiene intatto il rinforzo trecentesco operato da Federico d’Aragona.
Nei pressi del Castello si trova la Chiesa di Santa Caterina, risalente allo stesso periodo, che presenta segni evidenti di un rimaneggiamento seicentesco. All’interno della chiesa è conservata in ottime condizioni una scultura attribuita alla scuola del Gagini.

L’arte, la cultura e la tradizione si fondono in questo piccolo borgo della Sicilia, dove trovano spazio anche i sapori tipici della terra: formaggi, insaccati, ma anche legumi e pasta fatta in casa. I piatti del borgo, che si distinguono per i sapori genuini, sono principalmente a base di legumi, quindi pasta con ceci o fave, e di prodotti della pastorizia, quindi arrosti ovini e caprini, e maccheroncini alla carne di maiale.

Post Author: Danila Bronico

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