Venosa: storia del borgo del poeta Orazio

Venosa: storia del borgo del poeta Orazio

In provincia di Potenza, nell’area del Vulture, si trova Venosa, una delle cittadine più affascinanti e suggestive della Basilicata. Compresa tra due valli e molte alture, il borgo vede un territorio con un notevole dislivello: si va dai 177 agli 813 metri sul livello del mare.

Insediamento delle prime comunità ebraiche in Italia

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Statua del poeta Quinto Orazio Flacco

Le prime tracce di insediamenti romani a Venosa risalgono al III secolo a.C., mentre è datata 65 a.C. la nascita di Quinto Orazio Flacco uno dei maggiori poeti di tutti i tempi, che proprio qui trascorse i primi anni della sua vita, fino alla tarda adolescenza.
Intorno al 70 d.C., quando il Cristianesimo iniziava a diffondersi, una comunità ebraica si trasferì a Venosa, riuscendo ad instaurare un rapporto di convivenza pacifica con i locali. Questa comunità, tra le prime di origine ebraica in Italia, riuscì ad integrarsi molto bene con cristiani e pagani, e una testimonianza di questo la si ha soprattutto nella collina della Maddalena, che ospita sepolcri cristiani e semiti.
Quando nel 114 d.C. venne costruita la Via Traiana, che collegava Brindisi e Benevento, si decise di non farla passare per Venosa, e questo comportò conseguenze alla lunga molto dannose per la città, notevolmente svantaggiata, soprattutto dal punto di vista economico.
Dopo la caduta dell’impero romano, nella cittadina si susseguirono una serie di invasioni barbariche: Eruli, Ostrogoti, Saraceni, Bizantini e Normanni. In seguito, dopo un continuo avvicendarsi di diverse casate, il feudo di Venosa passò sotto il dominio degli Orsini nel ‘400; Donata Orsini lo trasferì poi ai Del Balzo.
Nei decenni successivi si verificarono molti altri passaggi, che portarono Venosa a essere, a inizio ‘800, uno dei territori con più possedimenti nella zona circostante.
Nel 1820 si verificarono alcuni moti carbonari, mentre nei moti del 1848 il giovane venosiano Luigi La Vista, ucciso a Napoli lo stesso anno, si rese protagonista per le sue idee liberali.

Chiese e palazzi e buon vino: eccellenze di Venosa

Da vedere il Complesso della Santissima Trinità, che ospita la cosiddetta “chiesa nuova”, risalente al XI secolo, ma mai completata, e la tomba degli Altavilla.
All’interno del seicentesco Palazzo Calvini, sede del municipio di Venosa, si possono invece trovare alcune tavole con le incisioni di nomi di magistrati romani, risalenti al I secolo a.C.
Tipico della zona è l’Aglianico del Vulture, rosso delicato con riflessi arancioni, citato anche da Orazio nelle sue opere.

Post Author: Danila Bronico

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